Le mura in pietra del Forte Strino a Vermiglio tra i larici, con le cime della Presanella sullo sfondo
Forte Strino e la Presanella, Vermiglio — foto: Physiker52 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

La Val di Sole non è solo neve, sentieri e fiume. È una valle di passaggio, stretta tra il Trentino e la Lombardia, che per secoli è stata via di commercio, terra di confine e, nel Novecento, linea del fronte. La sua storia si legge nei castelli sui dossi, nelle fortezze lungo la strada del Tonale, nei musei di paese e nei vecchi opifici che l'acqua faceva girare. Ecco un piccolo itinerario per scoprirla, partendo da Dimaro.

I castelli: Caldes e Ossana

Scendendo verso la bassa valle si incontra Castel Caldes. Nacque tra il 1230 e il 1235 come casa-torre e nel 1464 passò alla famiglia Thun, che lo ampliò e trasformò. Oggi è di proprietà della Provincia autonoma di Trento e, dopo un lungo restauro, ospita mostre ed eventi culturali. Al suo interno si racconta la leggenda di Olinda, giovane contessa rinchiusa dal padre per impedirle di sposare un menestrello di corte: una stanza decorata porta ancora il nome della sua prigione.

In alta valle, invece, domina il paesaggio il castello di San Michele a Ossana, citato nei documenti già alla fine del XII secolo e probabilmente di origine ancora più antica. Dalla sua posizione si controllava la strada che saliva verso il Tonale, e ancora oggi lo sguardo spazia su tutta l'alta Val di Sole.

Le fortezze sulla strada del Tonale

Per l'Impero austro-ungarico la Val di Sole era una porta di confine, perché oltre il Passo del Tonale cominciava il Regno d'Italia. Per questo nell'Ottocento la strada del passo fu presidiata da una serie di fortificazioni. La più nota è il Forte Strino, a Vermiglio, a circa 1.540 metri di quota: fu costruito tra il 1860 e il 1866 per controllare e difendere l'ultimo tratto della strada verso il passo. Era una piccola fortezza autosufficiente, con acqua potabile, forno per il pane, infermeria, generatore elettrico e collegamenti telefonici con le altre opere.

Durante la Prima guerra mondiale il forte fece parte del sistema difensivo austro-ungarico. Oggi è un museo che si visita nei mesi estivi, con allestimenti dedicati alla Grande Guerra e spazi per l'arte contemporanea.

Consiglio pratico: Forte Strino e i musei della valle hanno aperture stagionali e orari che cambiano di anno in anno. Prima di partire verificate sempre sui canali ufficiali dell'ApT Val di Sole (visitvaldisole.it).

La Guerra Bianca in alta quota

Tra il 1915 e il 1918 il fronte italo-austriaco corse lungo le creste che chiudono la valle, dal Tonale ai ghiacciai dell'Ortles-Cevedale. Fu la cosiddetta Guerra Bianca, combattuta tra neve e ghiaccio, ad alta quota, in condizioni durissime per i soldati di entrambe le parti.

A Peio Paese il museo "Pejo 1914-1918. La guerra sulla porta", inaugurato nel 2003, conserva oggetti, documenti e fotografie legati a quegli anni. Uno degli episodi più noti è la battaglia di Punta San Matteo, combattuta ad alta quota il 3 settembre 1918: i soldati caduti in quei combattimenti riposano nel piccolo cimitero militare di San Rocco, vicino al museo. Ancora oggi, con il ritiro dei ghiacciai, la montagna restituisce testimonianze di quel periodo.

Gli antichi mestieri: parolòti, mulini e fucine

Per secoli la vita della valle è stata fatta di agricoltura, allevamento e lavoro del legno, ma anche di emigrazione. Molti uomini dell'alta Val di Sole, durante l'inverno, partivano verso la Lombardia e il Veneto come calderai e ramai ambulanti: erano i parolòti, che riparavano e vendevano pentole e paioli e parlavano tra loro un gergo tutto loro.

Questa storia è raccontata al Museo della Civiltà Solandra di Malè, aperto nel 1979 nell'ex palazzo della pretura, con sale dedicate ai lavori dei campi, alla tessitura e ai vecchi mestieri come falegname, fabbro, ramaio e calzolaio.

La forza dell'acqua era il vero motore della valle, e alcuni opifici sono arrivati fino a noi:

  • la segheria veneziana di Malè, costruita nel 1774 e rimasta in attività fino al 1978, che mostra come la ruota idraulica facesse muovere la lama;
  • il Molino Ruatti, all'inizio della Val di Rabbi, poco prima di Pracorno: un mulino storico diventato museo vivente;
  • la fucina ad acqua di Pondasio, vicino a Malè, uno dei rari esempi nelle Alpi di fucina ancora integra e funzionante, con magli e mantici mossi dall'acqua.

Vicino a casa: le meridiane di Monclassico e Presson

Non serve andare lontano per toccare la storia con mano. A breve distanza da Dimaro, nel territorio dello stesso comune, i borghi di Monclassico e Presson sono conosciuti come i paesi delle meridiane: numerosi orologi solari dipinti sulle facciate delle case, che trasformano le vie in un museo all'aperto. Una passeggiata ideale per un pomeriggio senza programmi, magari tornando lungo il Noce.

La storia a pochi passi

Da Nos sweet home castelli, forti e musei della Val di Sole sono a portata di gita: e le meridiane di Monclassico e Presson si raggiungono con una passeggiata.